E p.c.:
Alla Redazione di Report-Rai 3, all'Assessore regionale M.Artusa, Al Commissario per il Merse, al Forum Ambientalista Toscano, Italia Nostra, WWF, Greenpeace.
Grosseto 3 giugno 2007
Oggetto: nota pubblicata il 30.5.2007 sul sito internet dell'ARPAT in merito alla trasmissione REPORT sul caso Merse.
Un giornalista di Report, che qualche mese fa mi aveva intervistato
sulle vicende dell'inquinamento del fiume Merse e al quale avevo mostrato
e fatto leggere tanti documenti che giustificavano le mie affermazioni,
mi ha chiesto copia di tali documenti, in quanto l'ARPAT avrebbe chiesto
loro una rettifica (file
pdf ARPAT) a quanto detto dal sottoscritto nella trasmissione andata
in onda domenica 27 maggio scorso (reperibili su sito rai.report.it).
Niente di male, se questa richiesta fosse avvenuta per la prima volta.
Ma in verità questa è la quarta volta che dirigenti dell'ARPAT, successivamente
a dichiarazioni rilasciate dal sottoscritto in pubblico sul tema, chiedono
rettifiche e/o la produzione di documenti che possono confermare quanto
da me sostenuto.
Lo hanno già fatto per lettera il dott. Silvano Giannerini, ex Responsabile
del Dipartimento ARPAT di Grosseto il 28.8.2001, poi il dott. Lario Agati,
Direttore Tecnico Regionale ARPAT, il 23.9.2003. Ad entrambi ho fornito
ampia documentazione digitale e cartacea, capace di documentare alcuni
gravi errori dell'ARPAT.
Lo ha fatto anche il dott. Lippi, ex Direttore Regionale, immediatamente
dopo un mio intervento nel palazzo della Provincia di Grosseto in data
14.12.2001, quando disse in pubblico che avrebbe provveduto a verificare
l'opportunità di avviare una azione giudiziaria nei miei confronti. Ho
riferito anche a lui i fatti e i documenti, che mi consentivano allora
di affermare che i dirigenti ARPAT hanno commesso molti errori, anzi troppi.
E infatti quell'azione legale non ha mai avuto corso.
Non solo: oggi alla luce dei documenti resi noti dalla Magistratura penale
di Grosseto, che ancora sta indagando sul caso con avvisi di garanzia
a quattro dirigenti ENI, quanto da me trovato e pubblicato è ben poca
cosa rispetto a quanto depositato agli atti di quel procedimento. Scrive
il P.M. al GIP del Tribunale di Grosseto il 9.1.2003:
'' L'inadeguatezza
dell'operato delle predette pubbliche amministrazioni fa legittimamente
sorgere sospetto di collusioni e quindi di abusi commessi per favorire
la realizzazione dello scellerato progetto.'' Lo scellerato progetto
(doc1.pdf 115kb),
di cui parla il magistrato è delineato dallo stesso in altra parte di
tale documento ed è quello di aver concepito il deposito nelle cavità
della miniera di Campiano, poi allagata, delle ceneri di pirite, rifiuto
già classificato come tossico e nocivo dalle locali USL
(doc2.pdf 160 kb) e la cui natura
era sicuramente nota ai dirigenti ARPAT (al tempo dirigenti USL doc6.pdf 149 kb
e doc7.pdf 193 kb).
Ma successivamente
alle autorizzazioni a quel deposito, sono seguiti tanti altri errori,
ad esempio quando, in fase di approvazione del Progetto di Bonifica del
cantiere Ribudelli e dell'ingresso nella miniera di Campiano, i suddetti
dirigenti ARPAT evitarono di prescrivere indagini sulla qualità delle
falde idriche e delle acque di miniera, nonostante fossero stati sollecitati
con segnalazioni specifiche e puntuali dalle amministrazioni pubbliche
competenti. Eppure quei dirigenti sapevano che se quei rifiuti fossero
venuti a contatto con le falde sotterranee avrebbero rilasciato nell'acqua
metalli pesanti in quantità elevatissime e pericolose per la vita dei
corpi idrici recettori circostanti.
Tutto ciò avveniva in un momento in cui la miniera si stava allagando
e non erano ancora fuoriuscite sul Merse le acque avvelenate, cioè in
un momento in cui il disastro si poteva evitare e le prescrizioni date
dalla Regione, di mantenere asciutta la miniera, non erano state rispettate.
Per i documenti, che confermano quanto sopra, potete richiederli ai dirigenti
ARPAT sopra rammentati, ai quali li ho già consegnati. Ma tra i tanti
errori documentati dalla Magistratura, merita che si sappia quanto segue,
a futura memoria. Quello stesso P.M., di cui sopra, ha depositato agli
atti del procedimento penale n° 01/3325 una copia manoscritta degli appunti,
relativi ad una riunione ufficiale della Commissione Tecnica Regionale,
in cui dalla dott.ssa Pittaluga, verbalizzante la suddetta riunione, riporta
il suggerimento che lo stesso dott. Silvano Giannerini avrebbe espresso
in quella sede e, come tale, annotato nei suddetti appunti dalla verbalizzante,
per fornire parere alla Regione su dove collocare i rifiuti tossici e
nocivi in questione: le ceneri di piriti. Anziché indicare discariche
autorizzate, impermeabili e isolate, come voleva la legge vigente, che
non consentiva deroghe per i rifiuti classificati come tossici e nocivi,
il dott. Silvano Giannerini avrebbe suggerito di collocare le ceneri nel
corpo sopraelevato, rispetto al piano di campagna, della superstrada Livorno-Grosseto,
ma non nel tratto di Braccagni. Si legge nel manoscritto dalla verbalizzante:
''Giannerini: Zona Braccagli- non c'è problema di inquinamento da arsenico.
Utilizzare allora solo per le zone dove è già inquinamento'' (doc3.pdf 88 kb).
Avete letto bene! Tutta la riunione si è svolta, stante quegli appunti,
intorno al tema che tali materiali erano tossici e nocivi e, allo stesso
tempo, si stava discutendo di collocarne migliaia di tonnellate nel corpo
centrale del rilevato della superstrada, ma l'esperto avrebbe suggerito,
sempre secondo la verbalizzante, di collocarlo solo in un tratto limitato
delle Colline Metallifere, dove già era stato segnalato un inquinamento
da Arsenico Sta di fatto che tali rifiuti, anzichè finire in discariche
a norma di legge, isolate e impermeabili alle acque, finirono con autorizzazione
regionale nella miniera di Campiano, ancora con il consenso dei responsabili
locali in materia di tutela ambientale, in un luogo dove erano già state
intercettate falde idriche con gli scavi minerari e dove gli stessi dirigenti
USL avevano già segnalato un inquinamento da Arsenico, tant'è che avevano
già prescritto all'ENI la realizzazione di un impianto di trattamento
delle acque in uscita dalla miniera. Essendo i Dirigenti ARPAT ben informati
e documentati dal sottoscritto, la Vostra azione può assumere significati
di tutt'altro segno, rispetto a quello della doverosa difesa dell'Azienda
stessa. Tuttavia, vista la nota pubblicata in questi giorni sul vostro
sito internet, che riporta un lungo elenco, stranamente incompleto, di
lettere scritte da ARPAT nel 2001, ma che non riporta proprio la prima,
quella su cui si fonda la frase riferita da REPORT, sono costretto con
la presente a informarvi formalmente che la frase riportata dal servizio
televisivo, quando si afferma che l'ARPAT si era sbagliata nel certificare
che le acque in uscita dalla miniera erano idonee all'allevamento dei
pesci, è scritta nella nota del 9.5.2001 prot. n° 2691 inoltrata al Sindaco
di Montieri e a firma del dott. Silvano Giannerini, dove si legge:'' ..si
ritiene che al momento non emergono segni di rischio ambientale in quanto
le concentrazioni delle sostanze tossiche analizzate risultano inferiori
ai limiti previsti per le acque dolci superficiali idonee alla vita dei
pesci salmonicoli e ciprinicoli.'' .
Ma dai dati delle analisi allegate
alla nota suddetta (vedi ''Analisi acque cantiere Ribudelli, miniera di
Montieri- uscita galleria'', prot.n° 1382/3 del 26.4.2001), si deduce
che sul Merse si stava da settimane scaricando acqua con pH 4,04 e che
i valori erano, rispettivamente, 97 volte superiori ai limiti di legge
per l'Arsenico, 7 volte per il Cadmio, 3 per il Ferro, 400 volte per il
Manganese, 8 per il Piombo, 2 per il Rame e 6 e lo Zinco! Stranamente,
nella vostra ricostruzione, in questi giorni pubblicata sul sito internet
di ARPAT, questa nota del 9.5.2001 non è stata rammentata. Perché? Eppure
ha avuto conseguenze obiettivamente negative per l'ambiente. Infatti,
solo dopo la pubblicazione sulla Stampa locale dei risultati di analisi
chimiche sulle acque del Merse, da noi commissionate ad uno studio chimico
privato, perché tutti i residenti si rifiutavano di credere a quanto l'ARPAT
andava asserendo, la stessa Agenzia ha modificato e corretto la sua valutazione.
Nel frattempo, però si è perso un mese di tempo, impedendo di fatto allo
stesso Sindaco di Montieri di poter intervenire subito con un'Ordinanza
per ottenere la depurazione delle acque di scarico. E se dei cittadini
non avessero speso soldi di tasca propria per fare le analisi chimiche
e non si fossero presi la responsabilità di far pubblicare sulla stampa
quei valori fuori norma? Quanto tempo si sarebbe dovuto aspettare? Tutto
ciò è confermato anche dalla lettera del Sindaco di Montieri del 15.05.2001,
prot.n.4242, indirizzata al Sindaco di Chiusdino, che lamentava ritardi
ingiustificati, e nella quale il Sindaco di Montieri, ad un mese di distanza
dai primi sversamenti, scrive preoccupato di non poter prendere iniziative
a fronte dell'inquinamento in atto, "in quanto i primi risultati delle
analisi consentivano al Dipartimento ARPAT di Grosseto di ritenere che
a quel momento non emergevano segni di rischio ambientale". I risultati
di quelle analisi sono riportati sopra. Ritengo infine che altri gravissimi
errori sono stati commessi in questa e in altre vicende locali, ma devo
constatare con dispiacere che non si avvertono nell'ARPAT segnali di cambiamento
e di obiettività, nonostante l'avvicendamento dei suoi dirigenti.
