Arsenic and old leaks: Tuscany's darkest secret
By Peter Popham 12/06/2004
http://news.independent.co.uk/europe/story.jsp?story=530687
Arsenico e vecchie perdite: Il segreto
più scuro della toscana
[Traduzione di Luther Blisset]
Guido tra le colline toscane con Roberto Barocci. Superiamo
i vecchi quartieri dei minatori, stuccati e ridipinti di fresco,
passiamo il bungalow di una famiglia di stranieri (la macchina
ha la targa del Lussemburgo), prendiamo una stradina senza
segnalazione ed entriamo in una valle che sembra un angolo
di paradiso. Sembra una di quelle scoperte che valgono una
vita di ricerca. E' quasi completamente vuota, con una solitaria
casetta in pietra sul poggio boscoso. Il posto è meraviglioso
nella prima calda settimana di estate, profondamente silenzioso
se non per il grido d'organo dell'upupa e il cinguettare dei
gruccioni, pieno di faggi, di querce, di robinie e dei brillanti
fiori gialli della ginestra dal greve profumo dolce. Ma la
valle è rimasta intatta per un ottimo motivo.
Roberto Barocci parcheggia l'auto, scendiamo un sentiero tortuoso
per un paio di minuti ed è qui che egli mi rivela la caratteristica
di questa valle, ciò che fa sì che nessuno sano di mente voglia
averci niente a che fare. Egli scansa i cespugli di ginestra
mettendo in luce una specie di strana piccola spiaggia di
sabbia che si allunga per decine di metri su entrambi i lati
del sentiero. Una sabbia crostosa, dolcemente ondulata, bianco-gialliccia
sulla quale non cresce niente di niente. Qui in questo improbabile
pezzo di accecante sabbia è il lato oscuro della Toscana,
la sua storia industriale nascosta e l'eredità di inquinamento
che ora porta con sé. Perché queste distese di sabbia sono
ciò che rimane del processo di purificazione dei minerali
scavati dalle colline vicine che forniscono la materia prima
per l'industria regionale dell'acido solforico.
La sabbia sembra innocua, ma è gravemente contaminata da metalli
pesanti, soprattutto arsenico e rame, ma anche mercurio. Un
po' più in basso nella valle vediamo dove va a finire tutto
questo inquinamento. Sotto questi strani letti di sabbia c'è
una falda acquifera e l'acqua che fuoriesce da una apertura
porta con sé uno spesso sedimento color marrone che, secondo
Barocci, insegnante e consigliere ambientale per Rifondazione
Comunista, contiene una micidiale quantità di arsenico. Guardiamo
dentro il ruscello poco profondo e notiamo i residui di rame
di colore blu e il suo spesso sedimento marrone. "
In questo momento esce solo poca acqua" mi dice, "ma uno o
due anni fa ne uscivano 300 litri al secondo e si riversavano
nel torrente Bruna. La Toscana con le sue fascinose ville
in affitto, le sue meravigliose città del rinascimento come
Siena e Firenze, una splendida campagna e cibo e vino meravigliosi
è una delle destinazioni più popolari per le vacanze della
classe media britannica. Ma non molti visitatori sanno che
ampi tratti della Toscana meridionale fino ad arrivare alle
propaggini sudorientali di Siena, una delle citta toscane
più amate, hanno vissuto in questi ultimi anni una calamità
ambientale.
Una calamità che sarebbe stata perfettamente evitabile con
una gestione responsabile dell'attività mineraria e con un
governo regionale coscienzioso. Alcuni villaggi turistici
in costruzione sono stati abbandonati a metà dei lavori per
l'impossibilità di trovare una fonte d'acqua locale utilizzabile;
altre località turistiche sulla costa dovranno affrontare
una lunga, calda estate senza una fornitura regolare di acqua.
Ma la società che gli ambientalisti locali ritengono responsabile
del disastro e gli uomini politici che hanno chiuso un occhio
continuano a scansare le loro responsabilità.
I turisti e la gente del posto fino a tre anni fa non sapevano
nulla di ciò che stava per accadere. Poi nell'aprile 2001
il problema è venuto alla luce quando una miniera abbandonata
vicino alla bellissima città di Massa Marittima ha improvvisamente
cominciato a sputare acqua pesantemente contaminata. Una zuppa
pesante, iridescente, color rosso prugna composta di arsenico,
rame, mercurio e altri metalli pesanti. L'acqua avvelenata
usciva dalla miniera al ritmo di 16 litri al secondo e fluiva
nella Merse, uno dei fiumi più celebrati della regione, che
scorre a sud di Siena.
E' improbabile che le agenzie di viaggio lo facciano notare,
ma la Merse, da allora, è inquinata. Frattanto vicino alla
costa una piccola montagna di scorie (detta per la sua forma
il panettone) più o meno composta dalle stesse sostanze che
stavano avvelenando la Merse stava sprofondando nel terreno
sotto il suo stesso colossale peso. Ad un certo punto ha raggiunto
la falda acquifera ed è iniziato un secondo episodio di inquinamento.
Adesso i pozzi nel raggio di chilometri sono stati sigillati
perché l'acqua non è potabile per l'alto contenuto di mercurio
e di arsenico che arriva in certi posti a 3000 microgrammi
per litro). Il massimo raccomandato dall'Organizzazione Mondiale
per la Sanità per l'acqua potabile è di 10 microgrammi per
litro. Se non c'è il rischio di un avvelenamento di massa
è solo perché i pozzi vengono rigorosamente controllati dalle
autorità e sigillati se l'acqua non è perfettamente potabile.
Ma per gli agricoltori della piana costiera non c'è questa
certezza: ancora oggi continuano a prelevare l'acqua da falde
adulterate dagli inquinanti e corrono costantemente il rischio
di averne i loro prodotti contaminati. Sembra il classico
disastro da terzo mondo e infatti uno dei paesi in cui l'avvelenamento
da arsenico sta avendo effetti devastanti è il Bangladesh.
La presenza naturale di arsenico nell'acqua di falda ha reso
migliaia di pozzi profondi del Bangladesh un fattore di rischio
per la salute umana. Ma questo non è il Bangladesh, bensì
la Toscana, uno degli angoli più ricchi, più favoriti, più
amati d'Italia. E per quanto anche qui l'arsenico sia presente
nelle rocce è stato rilasciato nell'ambiente dall'uomo.
L'attività mineraria ha una lunga tradizione da queste parti:
la moneta dei Liberi Comuni Toscani era battuta nell'argento
scavato da queste miniere da cui si estraevano anche piombo,
rame, mercurio e arsenico. Nel 13° secolo, mentre la Toscana
stava incubando il Rinascimento, una democrazia tascabile
come quella di Massa Marittima, la città al cuore dell'industria
mineraria, aveva le idee chiare sulle responsabilità dei proprietari
di miniere. "Massa Marittima fu la prima città in Europa a
sviluppare una Carta dei minatori, regolando con leggi l'attività
mineraria" dice Barocci. "Naturalmente non avevano idee moderne
come quella di reclamare le miniere esaurite, ma richiedevano
che i proprietari delle miniere chiudessero i fori di ventilazione
aperti lungo le gallerie in modo che la gente non ci cadesse
dentro." In altre parole si affermava e accettava chiaramente
la nozione di responsabilità sociale. Oggi le miniere toscane
che hanno concluso la loro vita utile sono trattate in modo
molto diverso.
Guidando per queste piacevoli stradine, non notereste mai
la miniera di Campiano a meno che qualcuno non ve la indicasse.
I suoi piccoli fabbricati sono lontani dalla strada in mezzo
a boschi intatti e sono la miniera è chiusa ai curiosi da
cancelli di ferro. In lontananza l'entrata ad arco per i veicoli
si apre direttamente sul fianco della collina.
Ma a dispetto del suo modesto aspetto esterno, Campiano, l'ultima
miniera Toscana a chiudere, è grande. Per decenni è stata
scavata per ricavarne pirite, blocchi di roccia ricchi di
minerali, fino a scendere ad 800 metri. Nella miniera ci sono
35 chilometri di strade praticabili ai veicoli e centinaia
di chilometri di gallerie più strette. Verso la metà degli
anni '90 la miniera si stava avvicinando alla fine della sua
vita utile e Enichem S.p.A., il gigante Italiano del petrolio
che ne era il proprietario, decise chiuderla. L'acido solforico,
il prodotto commerciale principale derivato dalla pirite,
ora si ottiene esclusivamente dal petrolio.
Quando viene chiusa una miniera grande come quella di Campiano,
la compagnia che la gestisce è obbligata a prevenire il collasso
delle gallerie e Enichem ha riempito la miniera con le scorie
prodotte dalla fabbrica di acido solforico situata sulla costa,
dove il panettone di inquinanti stava lentamente sprofondando.
Cosa poteva esserci di più semplice che ritrasportare le scorie
là da dove provenivano e scaricarle nella miniera?
Un unico problema: si sapeva che gli scarti contenevano quantità
letali di arsenico. Il problema è stato risolto con un gioco
di prestigio nei controlli fatti dalla Regione Toscana che
sono giunti alla felice conclusione che gli scarti non erano
tossici, ma "inerti". Sulla base di tale dato Enichem ha ottenuto
il permesso di riempire la miniera con le scorie a condizione
che queste rimanessero sempre asciutte. La compagnia ha accettato
prontamente la condizione e all'epoca, nel 1993, ciò avveniva
davvero poiché le pompe idrovore lavoravano notte e giorno
per mantenere la miniera operativa. Alla fine 67.000 tonnellate
di scoriei "inerti" provenienti dalla fabbrica di acido solforico
sono state depositate nella miniera.
Tre anni dopo, nel 1996 la miniera è stata chiusa. E le pompe
si sono fermate. La pioggia è entrata nelle gallerie della
miniera ormai abbandonata. Lentamente, molto lentamente la
miniera ha cominciato a riempirsi di acqua. Nel 1997, il pubblico
ministero di Grosseto, una città vicina, ha presentato un
rapporto dettagliato sulla gravità della situazione che si
stava sviluppando nella miniera, prevedendo che la crisi avrebbe
potuto arrivare fin dal 1998. "Sulla base di questi dati"
scriveva "si rende perciò necessario adottare delle misure
per prevenire che acqua incontaminata di superficie o di falda
venga contaminata dall'acqua inquinata contenuta nella miniera."
Nessuna autorità vi ha fatto minimamente caso. L'unica cosa
che il pubblico ministero ha leggermente sbagliato è il tempo
dell'evento.
Infatti la Regione Toscana avrebbe avuto addirittura tre anni
in più per sistemare le cose. Ma nulla è stato fatto. Infine,
nell'aprile 2001, la miniera è traboccata. "Da aprile a ottobre
2001, un fango rosso brillante usciva dalla miniera al ritmo
di circa 16 litri al secondo" dice Barocci, "riversandosi
nella Merse, uno dei fiumi più belli e, fino ad allora, più
puliti d'Italia." Gli ex proprietari della miniera, immensamente
ricchi e potenti, si erano lavati le mani di ogni responsabilità
e a tutt'oggi questa è la loro posizione. Per pura coincidenza
appena un mese dopo che la marea rossa si era placata la società
madre di Enichem, Montedison, ha accettato di pagare 135 milioni
di sterline per ripulire la contaminazione chimica di un impianto
di Marghera (nell'Italia del nordest) che aveva portato alla
morte per cancro di 157 lavoratori e inquinato la laguna di
Venezia.
Ancora più sorprendente del rifiuto di Enichem di accettare
la responsabilità di quanto accaduto a Campiano è l'atteggiamento
di noncuranza dell'amministrazione regionale Toscana, non
un organo di governo della demonizzata destra, ma i comunisti
che hanno governato la Toscana per quasi 50 anni. "E proprio
questo è il problema" dice Barocci "sono stati al potere troppo
a lungo." Come succede in Italia per i casi di interesse pubblico,
la storia si è complicata enormemente, ma fuori, nella realtà
l'incubo dell'inquinamento continua e andrà peggiorando. I
bulldozer stanno lentamente affrontando il panettone di scorie
dell'impianto sulla costa, ma il peso delle scorie continua
a spingere veleni nella falda acquifera, costringendo a chiudere
i pozzi, mettendo in pericolo l'agricoltura, minacciando il
turismo.
Anche il fiume Merse è ancora minacciato. Sotto le pressioni
esercitate da Barocci e dai suoi sostenitori, la regione ha
installato nella miniera un impianto temporaneo di filtraggio
e ha iniziato il trasporto dei fanghi tossici ad altro luogo
perché siano smaltiti correttamente. Ma il sistema di filtraggio
è solo temporaneo e non funziona correttamente. Le acque provenienti
dalla miniera portano ancora con sé una spessa fanghiglia
di sedimento marrone. Un esperto stima in 264 milioni di sterline
la spesa per chiudere i conti col problema dell'arsenico in
Toscana. Un'altra ottima ragione per i politici per tenere
l'argomento il più lontano possibile dall'agenda popolare.