La Confindustria minaccia il Comitato per l'attivita' svolta
artilcolo de IL TIRRENO 7 aprile 2000

 
Caso Busisi, querele pronte
   L'Associazione Industriali: «Basta col terrorismo»

e.g.

GROSSETO. Altolà, un altro passo e sparo. L'Associazione degli
Industriali di Grosseto rompe il silenzio sulla vicenda Busisi e
scende in campo al fianco dell'azienda di San Martino: «Se si
continua in questa azione terroristica di disinformazione - avverte il
direttore dell'Associazione, Giovanni Tamburro - Assindustria e la
Busisi faranno un esposto-denuncia comune contro i responsabili di
questa operazione. Riservandosi una richiesta di risarcimento per gli
eventuali danni materiali arrecati all'azienda».

I responsabili in questione sono quelli del «Gruppo Promotore» del
Comitato di Frazione San Martino - Le Bucacce - Steccaia: cinque
persone che, pochi giorni fa, hanno firmato un durissimo volantino
(diffuso anche nella scuola materna adiacente l'azienda) contro il
«mega centro di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi» pronto a
nascere, a sentir loro, all'interno della Busisi Ecologica.
«Finalmente - attacca Tamburro - il Comitato di Frazione ha
denunciato il suo pieno connotato politico. Altro che tutela dei
cittadini: l'ultimo volantino porta la firma di Roberto Barocci
(esponente di Rifondazione Comunista, ndr.), un personaggio che
cavalca tutte le situazioni di pretestuosa visibilità su temi ambientali
da Follonica in giù».
In tempi di campagna elettorale, dice insomma Tamburro, ci «si fa
belli» con accuse e sospetti che tendono a mettere in ginocchio
l'azienda, «cercando di creare problemi all'autorizzazione finale per
la nuova attività della Busisi». Giocando, insiste Assindustria, non
solo con la vita dei «padroni», ma anche con quella delle 33 famiglie
dei dipendenti e con quella quindicina di nuove assunzioni che la
Busisi aveva in cantiere.
Il tutto diffondendo notizie false. Perché, ribadisce il direttore, «lo
stoccaggio di San Martino è solo provvisorio, meramente finalizzato
alla preparazione dei rifiuti destinati ad altri siti, indicati nome e
cognome dalla specifica delibera dell'amministrazione provinciale.
Qui si fa terrorismo, si parla di "discarica", si amplifica la banale
autorizzazione a trattare minime quantità di cianuro e mercurio
contenute in alcuni fanghi, facendo accostamenti con la catastrofe
del Danubio. Ma attenzione, ora siamo nel penale. E questi signori
non avranno più spazio libero: ogni diffamazione, d'ora in poi, troverà
una puntuale denuncia». 

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