Caso
Busisi, querele pronte
L'Associazione Industriali: «Basta col terrorismo»
e.g.
GROSSETO. Altolà,
un altro passo e sparo. L'Associazione degli
Industriali di Grosseto
rompe il silenzio sulla vicenda Busisi e
scende in campo
al fianco dell'azienda di San Martino: «Se si
continua in questa
azione terroristica di disinformazione - avverte il
direttore dell'Associazione,
Giovanni Tamburro - Assindustria e la
Busisi faranno un
esposto-denuncia comune contro i responsabili di
questa operazione.
Riservandosi una richiesta di risarcimento per gli
eventuali danni
materiali arrecati all'azienda».
I responsabili in
questione sono quelli del «Gruppo Promotore» del
Comitato di Frazione
San Martino - Le Bucacce - Steccaia: cinque
persone che, pochi
giorni fa, hanno firmato un durissimo volantino
(diffuso anche nella
scuola materna adiacente l'azienda) contro il
«mega centro
di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi» pronto a
nascere, a sentir
loro, all'interno della Busisi Ecologica.
«Finalmente
- attacca Tamburro - il Comitato di Frazione ha
denunciato il suo
pieno connotato politico. Altro che tutela dei
cittadini: l'ultimo
volantino porta la firma di Roberto Barocci
(esponente di Rifondazione
Comunista, ndr.), un personaggio che
cavalca tutte le
situazioni di pretestuosa visibilità su temi ambientali
da Follonica in
giù».
In tempi di campagna
elettorale, dice insomma Tamburro, ci «si fa
belli» con
accuse e sospetti che tendono a mettere in ginocchio
l'azienda, «cercando
di creare problemi all'autorizzazione finale per
la nuova attività
della Busisi». Giocando, insiste Assindustria, non
solo con la vita
dei «padroni», ma anche con quella delle 33 famiglie
dei dipendenti e
con quella quindicina di nuove assunzioni che la
Busisi aveva in
cantiere.
Il tutto diffondendo
notizie false. Perché, ribadisce il direttore, «lo
stoccaggio di San
Martino è solo provvisorio, meramente finalizzato
alla preparazione
dei rifiuti destinati ad altri siti, indicati nome e
cognome dalla specifica
delibera dell'amministrazione provinciale.
Qui si fa terrorismo,
si parla di "discarica", si amplifica la banale
autorizzazione a
trattare minime quantità di cianuro e mercurio
contenute in alcuni
fanghi, facendo accostamenti con la catastrofe
del Danubio. Ma
attenzione, ora siamo nel penale. E questi signori
non avranno più
spazio libero: ogni diffamazione, d'ora in poi, troverà
una puntuale denuncia».