Una sintesi possibile per una storia incredibile
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Quando
ad inquinare è l'Eni, allora la gran parte delle Istituzioni pubbliche
non vede, non verifica, non interviene. Questa storia, incredibile
anche per chi l'ha vissuta, inizia nel '96 quando un Comitato spontaneo
di minatori delle Colline Metallifere, in lotta per mantenere l'occupazione
e in polemica con il sindacato dopo l'abbandono del settore minerario
da parte dell'Eni, cerca solidarietà e denuncia l'avvenuto stoccaggio
di rifiuti tossici dentro la miniera di Campiano. Ciò è fonte di inquinamento
da mercurio e arsenico, che vengono ceduti in ambiente particolarmente
acido, prodotto dai solfuri metallici accumulati in gran
quantità in superficie(1). Abbiamo ricostruito
il percorso compiuto dall'Eni per ottenere dalla Regione Toscana le
autorizzazioni a realizzare tali discariche e abbiamo appurato che
i rifiuti (le ceneri di pirite, prodotte a Scarlino da un altro stabilimento
Eni),con documenti contenenti valutazioni fuorvianti
e con analisi non valide(2), erano state
fatte passare per materiale riutilizzabile anche in superficie, anche
in ambiente acido, sia per realizzare coperture di discariche, che
per sostituire gli inerti di cava nella realizzazione di massicciate
stradali. Le Usl locali avevano però certificato correttamente(3)la
reale pericolosità di tale rifiuto, ma sindaci locali e amministratori
regionali avevano fatto finta di non sapere. Cosicché le ceneri di
pirite in quantità impressionante(4)
sono state distribuite un po' ovunque sul territorio dell'alta Maremma,
specie per realizzare la viabilità aziendale nelle aziende
agricole(5) vicine allo stabilimento di
Scarlino e per bonificare ambienti acquitrinosi. Nel frattempo vengono
chiusi pozzi di approvvigionamento di acqua potabile. Ciò nonostante,
stoccaggi sull'ordine di milioni di tonnellate di rifiuti
pericolosi (ceneri e fini di pirite)(6)
sono ancora oggi abbandonati a cielo aperto, sprofondati nei terreni
di colmata dell'ex padule di Scarlino, a contatto con la falda idrica
superficiale e su strati di terreno permeabili. Tutto ciò è documentato
anche in atti(7) e perizie
tecniche promosse dalla Regione Toscana e anche dalla Magistratura(8),
che però non hanno avuto seguito. Questi rifiuti sono cancerogeni(8bis)
per le concentrazioni di arsenico nelle polveri e, ciò nonostante,
vengono ancora oggi rimossi senza alcuna protezione da lavoratori
che respirano le polveri senza protezioni. Le nostre denuncie fanno
saltare alcuni "affari" preparati dall'Eni e da Amministratori locali,
e oggi possiamo quantificare lo scambio che si stava progettando tra
gli oneri di bonifica, che passavano a carico della collettività,
pari almeno a dieci, e il valore di mercato degli immobili ceduti
dall'Eni all'Ente locale, pari a uno, come nel caso della permuta
tra gli Enti locali delle Colline Metallifere e l'Eni(9)
o gli espropri truffaldini di discariche ENI, concepiti dal Commissario
regionale per la realizzazione del piano rifiuti dott. F.Bernardini(10).
La Regione Toscana in modo arrogante non risponde alle nostre segnalazioni
e quando l'Assessore regionale all'Ambiente, il Verde Del Lungo, interviene,
difende l'operato truffaldino dei funzionari(10
bis).Lo stesso fa in sostanza la Provincia di Grosseto: nessuno
vuole accertare dove sono state collocate le tonnellate di arsenico
e mercurio(11) liberate nella
fusione dei solfuri dagli stabilimenti Eni nella piana di Scarlino.
Nessuno vuol imporre di realizzare interventi di messa in sicurezza
dei rifiuti all'arsenico, ormai accertati come tossici e giacenti
a cielo aperto, spolverando senza alcuna protezione. Grazie alla mobilitazione
di un altro Comitato, presente nella vicina Follonica, si riesce ad
attivare la Commissione Parlamentare d'inchiesta sui
reati connessi al ciclo dei rifiuti, presieduta dall'On. Scalia.(12)
Questa commissione, pur avendo confermato tutte le circostanze da
noi denunciate, non ha finora prodotto effetti. Anzi, l'Eni, costretta
a misurarsi con la legislazione sulle bonifiche e ad abbandonare le
progettate permute, cambia strategia e punta sulla completa eliminazione
delle proprie responsabilità, facendo leva sulla presenza nelle colline
dell'entroterra di affioramenti naturali di solfuri metallici e ottiene
dagli Enti locali, Comune di Scarlino e Provincia di Grosseto di evitare
la bonifiche nell'area di Scarlino. L'Eni riesce a farsi certificare
dall'Arpat regionale e provinciale (dott.ri Lippi e Cellesi) la presenza
"naturale ed ubiquitaria"(13)
dell'arsenico in quantità pericolosa nei terreni alluvionali della
piana di Follonica e Scarlino. Questa è un altra certificazione non
valida e costruita ad arte(14)
al fine di dimostrare la presenza "naturale e ubiquitaria" dell'arsenico,
scegliendo di analizzare anche alcuni siti lontani dagli impianti,
ma dove negli anni precedenti l'Eni aveva trasportato tonnellate di
ceneri di pirite, usate come "inerti" di cava(15)
e scegliendo alcuni terreni prevalentemente argillosi. L'Arpat certifica
infatti anche l'impermeabilità della zona per sostenere che l'arsenico,
trovato anche a 6 metri di profondità, non può essere lisciviato dalla
superficie a seguito del deposito delle polveri. Ma gli impianti Eni
sono in realtà collocati su strati lenticolari di sabbia,
limo, argilla e ghiaia,(16) tipici dei
terreni alluvionali recenti, con ampi paleo alvei ghiaiosi nel sottosuolo
e con una falda superficiale a contatto con gli stoccaggi di rifiuti
e dove è disciolto arsenico in quantità molto elevate,(17)
capace così di inquinare tutta la zona, la cui presenza
non può essere naturale(18) e la cui concentrazione
nelle acque è cancerogenetica per l'uomo e la donna.(19)
Nonostante che avessimo segnalato a tutti gli Organi di controllo
e all'Arpat la diffusione degli inquinanti provenienti dalla precedente
attività industriale e la esistenza di studi molto qualificati, realizzati
negli anni '80 e che escludevano una concentrazione tossica di arsenico
nella pianura di Scarlino e Follonica, l'Eni ha ottenuto dal Comune
di Scarlino, dalla Provincia di Grosseto e dalla Regione Toscana di
evitare gli oneri di bonifica. Ma l'inquinamento delle falde idriche
prosegue e sono stati chiusi altri pozzi di acqua potabile che servono
la città di Follonica, i cui amministratori, ormai privi di risorse
idriche necessarie al turismo e alle altre attività produttive, sono
alla ricerca di altre fonti, riproponendo anche un progetto Eni: produrre
acqua potabile con un impianto di dissalazione dell'acqua di mare,
ovviamente a spese della collettività e con un bilancio energetico
disastroso! Tutto questo succede oggi in Toscana, dove formalmente
governa l'Ulivo, ma in realtà dove governa l'ENI. Questa storia e
la relativa documentazione è stata pubblicata da Stampa Alternativa
in "arsENIco"… .
1-Dal testo per il corso di Mineralogia e Geologia, del prof. A.Bianchi, Cedam 1967,pag 220: "Nell'alterazione delle piriti si forma anche acido solforico che attacca le rocce …Da questi fenomeni di alterazione di piriti e arsenopiriti hanno pure origine acque solfatiche, ferruginose, arseniacali…". Disponibile on-line copia dei documenti e foto19 2-Si confronti quanto asserito nella Delibera di Giunta Regionale Toscana n°5067/89 e quanto successivamente comunicato dalla Magistratura nell'ottobre del '97. Disponibile on-line copia dei documenti 3-Certificati della USL 25 e USL 28. Disponibile on-line copia dei documenti 4-per la stima delle quantità, sull'ordine di milioni di tonnellate, vedi nota pag 21 nel libro arsENIco disponibile in rete sul sito di stampa alternativa. 6-vedi foto 18 7-vedi nota a pag. 27 del libro arsENIco disponibile in rete sul sito di stampa alternativa. 8-vedi nota a pag. 50 del libro arsENIco disponibile in rete sul sito di stampa alternativa. 8bis-La Agenzia Internazionale di Ricerca contro il Cancro aggiorna su Internet le sue ricerche e colloca l'arsenico e i suoi composti nel gruppo I (First Listed) in quanto: ".. ci sono sufficienti evidenze per la carcinogenicità dei composti dell' arsenico inorganico nell'uomo.". Vedi: http://ntp-server.niehs.nih.gov/htdocs/8_RoC/KC/Arsenicandcmpds.html. 9-Comunità Montana delle Colline Metallifere, Un patto per il territorio delle Colline metallifere, Febbraio'96.Disponibile on-line copia dei documenti 10-vedi capitolo "Sul Tafone di Manciano" in arsENico pag.31disponibile in rete sul sito di stampa alternativa. 10bis-Lettera dell'Assessore Regionale Del Lungo al Sindaco di Manciano prot. n 5/9734/9.10 del 24/4/96.Disponibile on-line copia dei documenti 11- Dalla Provincia di Grosseto verrà fatta richiesta all'Arpat, che dopo molti mesi presenterà un lavoro sulla presenza del mercurio nelle falde, senza dare risposte ai quesiti posti in Consiglio Provinciale.Disponibile on-line copia dei documenti 12-vedi verbali della seduta del 10/3/99, del 18/3/99 e del 17/6/99 in: http://www.camera.it/_bicamerali/rifiuti/ressten/homefr.htm 13-Verbale Arpat acquisito dalla Provincia con prot. n 36968 del 6/7/98.Disponibile on-line copia dei documenti 14-Vedi esposto alla Magistratura presentato da Barocci Roberto e Renzo Fedi in data 24/2/99. 16-vedi diapositive che riproducano documenti ENI 17-Analisi Arpat del 22/7/99 che riportano concentrazioni di arsenico disciolto pari a 3,3 mg/l.Disponibile on-line copia dei documenti 18-Vedi anche dichiarazioni dell'On Scalia in Atti della Commissione parlamentare d'inchiesta nella seduta del 18/3/99 in : http://www.camera.it/_bicamerali/rifiuti/ressten/homefr.htm 19-vedi IARC 1998 che scrive: "Epidemiological studies in areas where drinking water contained 0,35-1,14 mg/l arsenic elevated risks for cancers…" in: http://ntp-server.niehs.nih.gov/htdocs/8_RoC/KC/Arsenicandcmpds.html. |
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