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Tratto dal sito: cybercentre.greenpeace.org MERSE: UN DISASTRO ECOLOGICO POSSIBILE E’ ciò che si teme da quando, nel mese di Aprile, con le forti piogge, stanno uscendo acque altamente inquinate dalla Miniera di Campiano Montieri, (circa 20 litri al secondo), riversandosi nella Merse e colorando di rosso il letto del fiume. La Miniera di Campiano fu chiusa nel 96. L’Eni stava portando a termine i suoi programmi di chiusura delle miniere che da anni alimentavano con la pirite l’impianto di acido solforico al Casone di Scarlino (Follonica). La Miniera di Campiano era la più grande e, tecnologicamente, la più avanzata d’Europa. I cittadini di Montieri lanciarono un appello affinchè fosse mantenuta aperta, come presidio e memoria culturale di generazioni di minatori e orgoglio dell’ingegneria mineraria. Collegavano questa richiesta a quella di lavoro nelle bonifiche delle aree inquinate e alla successiva realizzazione di un parco minerario, la cui realizzazione spettava agli enti locali. Purtroppo, i progetti per la realizzazione del parco Minerario risultarono incompleti e non finanziabili, ed i 20 miliardi destinati al progetto, furono persi. Per la realizzazione del parco Minerario l’Eni avrebbe dovuto effettuare le bonifiche, ma in questo caso non ce ne fu bisogno. Il Comitato di minatori di Boccheggiano denunciò nella primavera del 96 l’avvenuto stoccaggio nella miniera di Campiano di rifiuti nocivi e di ceneri dell’impianto di arrostimento delle piriti di Scarlino. La chiusura della Miniera comportava l’interruzione del drenaggio delle acque di falda , e il suo conseguente allagamento comportava l’inquinamento delle acque di falda e delle acque di superficie, quindi le bonifiche erano improrogabili. I rifiuti stoccati nella miniera erano classificati come rifiuti pericolosi per il loro alto contenuto di arsenico, piombo, cadmio…Il comitato denunciò tutto questo ma i Comuni, la provincia e la Regione non vollero ripetere le analisi e negarono che questi materiali fossero tossici. Intanto i camionisti che trasportavano questi rifiuti assicuravano che trasportavano materiali pericolosi, specialmente alcuni fanghi, che corrodevano il pianale dei loro camion. Gli esami "fatti fare privatamente" confermarono che quelle ceneri risultavano capaci di avvelenare le acque con metalli tossici. Nel recente passato le ceneri provenienti dallo stabilimento del Casone di Scarlino, pari a 480.000 tonnellate sono state collocate all’esterno dell’area industriale utilizzate in buona fede dagli agricoltori della zona per fondi stradali, argini, piazzali ecc….creando un inquinamento forte e diffuso in almeno 300 ettari di territorio. Fino ad arrivare nel nostro territorio, ad inquinare il nostro fiume, il nostro territorio. Di tutto questo gli amministratori si dicono sconcertati, come risulta dal documento firmato congiuntamente dagli assessori provinciali di Siena e Grosseto. Questi fatti sono noti da anni. Sono stati denunciati dal Consigliere Provinciale di Rifondazione Comunista Dott. Roberto Barocci che ha anche pubblicato un libro sull’argomento. Tutti sapevano ma finché la Merse non si è colorata di rosso si è taciuto e si è fatto finta di non sapere.
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