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Tratto
dal sito del "La Nazione" in Edicola Domenica 24 Giugno 2001
Altro
che chiacchiere. Altro che allarmi ingiustificati.
http://lanazione.monrif.net/2001/06/24/giornale/12/2/
Sotto i nostri occhi si sta consumando una vera e propria catastrofe
ambientale. Vittima il fiume Merse, i suoi affluenti e, in un futuro
non lontano, anche l'Ombrone. Una tragedia che si sta consumando tra
la provincia senese e quella grossetana. Siamo stati a vedere. E a sentire.
A sentire quelle acque rosse e limacciose che «scottano». Infili la
mano e quasi ti scotti. Una melma colore ruggine, densa. Il fondo del
fiume, in parecchi punti, non si vede più. In altri, piano piano, si
sta sedimentando l'orrenda fanghiglia. Uno scenario da racconto di fantascienza,
da «pianeta rosso», da Marte e da avventure in altri mondi. Ma qui siamo
in piena campagna senese, col sole, con la natura che pare rigogliosa,
percorsa da turisti, da pescatori, da cittadini spesso ignari di quel
che sta succedendo sotto i loro occhi. Sarà difficile, sempre più difficile,
pescare trote, cavedani o barbi da queste parti. Difficile perché chissà
che fine faranno questi pesci. Provate ad affacciarvi vicino alle vecchie
miniere. Sì, il fondo è ferroso, «rugginoso» come ci dice uno che conosce
i fiumi della zona come pochi, Gianni Vagheggini: «Con amici, io il
Merse l'ho percorso in su e in giù. Non ha nessun segreto, per me. L'ho
anche percorso in kayak fino ad arrivare all'Ombrone. Certo, qui il
fondo è sempre stato un po' rosso, ma ora si esagera». Ma non è finita.
Il bello deve ancora arrivare. Siamo a due passi da Prata, in provincia
di Grosseto, vicinissimi alla miniera, alla confluenza col Mersino,
un affluente del Merse. Subito, un odore fortissimo di ferro ti arriva
alle narici. E l'acqua... Acqua? Ma quale acqua. C'è solo una fanghiglia
colore ruggine, che chissà quali veleni contiene. E poi avanzi di macchinari
adoperati in miniera. Immergiamo una mano nella fanghiglia. E' caldissima.
Arrivano due volontari di Legambiente. Anche la loro sorpresa mista
a indignazione è forte. Quel paesaggio «marziano» fa quasi paura. La
situazione migliora (si fa per dire...) al ponte di Montieri. Ma anche
lì Vagheggini scuote la testa. E' tutto «troppo» rosso. E poi, ancora,
al ponte sulla statale che ci riporta verso Siena, a due passi da Chiusdino,
l'acqua ha quel colore sinistro. Testimoni giurano di non avere mai
visto niente di simile. C'è poi il ponte di Luriano, nel tratto dove
i chiusdinesi vanno solitamente a fare il bagno. Le acque sono più nitide,
ma ai lati, sulle sponde, il «rosso» maledetto va accumulandosi. Non
ci vorrà molto, se continua così, a fare diventare fanghiglia quella
zona. Probabilmente, nessuno si aspettava una situazione simile. Le
analisi, peraltro, da tempo parlavano chiaro. Per una zona che, non
dimentichiamolo, fa dell'ambiente uno dei suoi cavalli di battaglia
preferiti. Non ultimo, il problema dell'elettrodotto di «Pian della
Speranza-Rosia». Un «impianto», denuncia il Comitato formatosi negli
ultimi tempi, che porterà una quantità di energia otto volte superiore
alle richieste della Bayer. E, sempre nel Comitato, c'è chi sospetta
che il tutto, in realtà, serva all'Enel per i propri progetti di sviluppo.
Francesco
Ghidetti
Liquami,
18 litri al secondo
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Da anni Roberto Barocci si occupa dei problemi legati all'inquinamento.
E, a proposito del Merse, la sua analisi è impietosa: «La differenza
sostanziale dell'attuale inquinamento rispetto a tempi recenti consiste
nel fatto che le acque che fuoriescono dalla ex miniera di Campiano
sono entrate in contatto con i materiali inquinanti in essa depositati,
che l'acqua e i fanghi sgorgano al ritmo di 18 litri al secondo e che,
di conseguenza, l'inquinamento potrebbe invadere nel tempo l'intero
letto del fiume. Analisi della stessa Arpat del resto testimoniano aumento
dell'acidità e presenza consistente di metalli pesanti nei sedimenti»
F. Gh.
Cittadini preoccupati: «Fate presto!»
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«Fate presto!»: cittadini preoccupati e solo posti in piedi all'Arci
di Sovicille per l'assemblea sul problema delle acque «rosse». In gioco,
l'intero bacino idrogeologico del fiume Ombrone. Un ex operaio della
miniera di Campiano ha ricordato come i materiali tossici venivano stoccati.
Più cauto Barbaro, rappresentante dell'Arpat, il quale, pur ammettendo
il dissesto idrogeologico, ha negato una sostanziale modificazione della
qualità delle acque del Merse. Più preoccupato il sindaco di Chiusdino
che ha manifestato la preoccupazione dei Comuni interessati al «fenomeno»
delle acque rosse. E poi, il super-esperto: Roberto Barocci. Mille cifre,
mille dati. Tra cui un aumento della temperatura delle acque: da 32°
a 38° gradi. F. Gh.
La miniera di Campiano? Un Inferno
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La miniera di Campiano? Un Inferno dantesco. E' profonda 800 metri e
ha 35 chilometri di gallerie. Era adibita all'escavazione di pirite.
Ora, cartelli minacciosi che sconsigliano di entrare. Secondo gli ambientalisti
nei primi anni '90 la Campiano Mineraria del gruppo Eni ha stoccato
un'ingente quantità di sostanze tossiche, ceneri ematitiche di pirite,
ricche di arsenico e altri metalli tossici. Il drenaggio delle acque
interne provenienti dalle vene sotterranee (più di un milione di metri
cubi di volumi interni) si è interrotto. E da aprile si stanno riversando
veleni d'ogni tipo: 18 litri al secondo. F. Gh.
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