Articolo de LA NAZIONE sulla petizione dei coltivatori diretti


LA NAZIONE del 24 Mag 2000 
Cronaca di Grosseto e Livorno

FOLLONICA — Gli agricoltori 

di Manuela Cini 

Gli agricoltori residenti tra Follonica e Scarlino chiedono di sapere la provenienza e la eventuale pericolosità dell'arsenico riscontrato nei loro terreni. 
E per fugare ogni dubbio sulla possibilità di rischi causati dalla sostanza trovata in quel tratto di pianura maremmana hanno deciso di rivolgersi alla procura di Grosseto per una consulenza d'ufficio. 
L'esito delle analisi effettuate dall'Arpat di Grosseto, intervenuta nell'ambito delle bonifiche industriali Eni, preoccupa gli abitanti della zona che sottolineano come «i rilevamenti siano stati realizzati vicino a strade poderali e a piazzali, dove in passato furono depositate diverse tonnellate di ceneri di piriti concesse come materiale sterile dall'allora società Eni del Casone agli stessi agricoltori».
«Tra le altre cose ci preoccupa la facilità con cui l'Arpat ha riconosciuto e certificato la naturalità di questa sostanza nella nostra pianura secondo la teoria della “ubiquietarietà”» dice Orlando Ceccarelli a nome delle 22 aziende locali firmatarie dell'esposto inviato alla Procura della Repubblica di Grosseto all'attenzione del Sostituto procuratore dottor Vincenzo Pedone. 
Replicando ai responsabili dell'Arpat, Ceccarelli si chiede quale sia stata la logica scientifica seguita quando furono dichiarati “ubiquitari” di arsenico tutti i terreni della pianura follonichese e scarlinese con il solo campionamento eseguito in un ristretto cerchio intorno alla zona industriale del Casone e più precisamente in luoghi adibiti per anni a discariche industriali di ceneri ricche di arsenico e di altri metalli. «Veniamo inoltre accusati di aver ostacolato la ricerca con assurde richieste e pretese — prosegue il portavoce della protesta —, ma in realtà se, dopo aver richiesto una verifica sui nostri terreni e dopo aver dato tutta la nostra disponibilità, non è stato possibile trarre alcuna conclusione riguardo a questa indagine, ciò è attribuibile solo al rifutio da parte dell'Arpat di lasciare un campione sigillato ai proprietari dei terreni come da accordi precedenti». 
«Allarmati per il futuro delle nostre aziende e per la salute delle nostre famiglie e degli abitanti di tutto il comprensorio — conclude — per sapere la verità su ciò che succede a casa nostra abbiamo ritenuto opportuno presentare un formale esposto denuncia alla magistratura». 
 

 

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