Lo smaltimento dei rifiuti tossici all'interno della miniera di Campiano realizzato da societa' del gruppo ENI

AGGIORNAMENTO AL CAPITOLO - Quale giustizia?
IN MERITO AGLI ACCERTAMENTI COMPIUTI DALLA MAGISTRATURA

Sulla vicenda dello smaltimento di rifiuti tossici all'interno della miniera di Campiano, smaltimento realizzato dalla società Nuova Solmine spa del gruppo ENI, e sul conseguente inquinamento del fiume Merse, la magistratura ha svolto inchieste, che partono dal '96, epoca dei primi esposti presentati dai minatori di Campiano. Ad oggi (giugno 2003) siamo ancora nella fase dell'accertamento delle responsabilità da parte della Procura della Repubblica di Grosseto. Rimane l'inquinamento di un fiume, senza precedenti nella storia del nostro paese, che l'ENI afferma essere di origine naturale. Tale inquinamento costa ogni anno alla collettività, per il funzionamento di un impianto provvisorio di abbattimento degli inquinanti che escono dalla miniera, circa 2.400 milioni di vecchie lire. Quella che segue è una sintesi di quanto la magistratura ha finora documentato nei suoi atti, a cui solo di recente è stato dato accesso. Tali atti vengono di seguito sintetizzati, limitando i commenti o le aggiunte di contenuto a poche note, tutte collocate tra parentesi e scritte in corsivo.

Il Pubblico Ministero nel trasmettere il 9.1.2003 gli atti al Giudice delle Indagini Preliminari segnala in particolare un Rapporto, il n°1334, dell'Area Miniere-Dipartimento delle politiche territoriali ed ambientali della Regione Toscana. Tale Rapporto, a parere del PM, ha compendiato mirabilmente le cause remote del disastro ambientale del fiume Merse (manifestatosi nel 2001), poiché analizza impietosamente le incertezze, le omissioni e la sostanziale remissività che hanno caratterizzato l'operato delle pubbliche amministrazioni, cui competeva la responsabilità di salvaguardia dell'ambiente. Il PM aggiunge che l'inadeguatezza dell'operato delle predette pubbliche amministrazioni fa legittimamente sorgere sospetto di collusioni e quindi di abusi commessi per favorire la realizzazione dello scellerato progetto. doc1.pdf 115kb

Il suddetto Rapporto ricostruisce la storia della Deliberazione della Giunta Regionale della Toscana n° 5067 del 1989, che autorizzò l'uso delle ceneri di pirite come possibile materia da impiegarsi in cementifici, rilevati stradali, ripiena mineraria ed altri usi. A quella data, lo smaltimento di dette ceneri costituiva di fatto uno dei problemi più importanti di natura ambientale, se non il più importante, che si avevano in provincia di Grosseto. A tale proposito si fa riferimento ai lavori svolti tra il 1986 e 1987 per conto della Regione Toscana e della Provincia di Grosseto, tra cui figura la "Valutazione preventiva di Impatto Ambientale per la localizzazione dei siti idonei quali discariche controllate dei rifiuti speciali tossici e nocivi", (uno dei rari studi di V.I.A. ben fatti), dove le ceneri di pirite vengono correttamente caratterizzate come rifiuto speciale tossico e nocivo e dove si dice, a pag. 36, che "il rifiuto in questione potrà essere posto a discarica di seconda categoria di tipo B, solo se le caratteristiche di permeabilità del suolo danno sufficienti garanzie" In tale valutazione comparativa (dove a collaborare con il gruppo di studio di V.I.A., per la Regione Toscana, ci sono il dott. Marco Gomboli e l'ing. Giovanni Barca che svolgeranno successivamente un ruolo importante nell' espressione del parere tecnico alla base della Delibera di Giunta 5067/89) vengono prima selezionati dodici siti e, compiuta tra questi un'ulteriore selezione, se ne individuano tre rispondenti per caratteristiche tecnico-normative a quelle necessarie allo smaltimento di simili rifiuti. La miniera di Campiano non fu mai presa in considerazione, in quanto non avrebbe certamente consentito di riassumere le caratteristiche richieste dalle norme vigenti. doc2.pdf 160 kb

Le scelte sulle nuove forme di smaltimento delle ceneri di pirite dovettero coinvolgere il Comitato Tecnico Regionale, organo tecnico consultivo della Giunta Regionale, preposto alla valutazione ai fini della loro classificazione quale materia riusabile. Confrontando gli appunti, che raccolgono le posizioni espresse all'interno del Comitato Tecnico, con le posizioni riportate nei Verbali ufficiali delle stesse riunioni del Comitato, nonché con il parere definitivo formulato dal Comitato alla Giunta Regionale e infine con il testo della Delibera di Giunta, si può oggi evidenziare la natura dell'operazione compiuta, in quanto le dichiarazioni e i documenti iniziali subiscono una serie di correzioni e modificazioni, oltre a qualche evidente omissione. A tale proposito, significativa è l'eliminazione della qualifica di rifiuto tossico e nocivo alle ceneri di pirite, eliminazione operata dal dott. Marco Gomboli e dall' Assessore Marcucci nel parere definitivo trasmesso alla Giunta. Viceversa, nelle prescrizioni messe a Verbale dal Comitato (che sulla necessità di mantenere la qualifica di tossico e nocivo alle ceneri aveva discusso a lungo), si faceva riferimento comunque alla necessità di smaltire eventuali eccedenze delle ceneri di pirite in impianti a norma di legge in materia di rifiuti tossici e nocivi. La dizione di rifiuto tossico nocivo per le ceneri di pirite sparirà invece dalle prescrizioni regionali. Altrettanto significativa è l'eliminazione della reale pericolosità delle ceneri segnalata dalla USL locale e già nota ai membri del Comitato e ai relatori (tra cui il dott. Giannerini e l'ing. Barca, oggi rispettivamente Dirigente ARPAT del Dipartimento di Grosseto e Dirigente regionale alle bonifiche) contenute nella documentazione consultata dal Comitato stesso. Infine, ancora significativo della natura dell'operazione compiuta, é il caso del suggerimento, presente negli appunti, ma non riportato nel Verbale, del dott. Giannerini, il quale nel parlare della utilizzazione delle ceneri per la possibile realizzazione di uno dei due rilevati stradali riguardanti i lotti della variante a nord di Grosseto della Strada Statale Aurelia, sembra aver affermato che. nel tratto Grosseto-Braccagli "non c'è problema di inquinamento da Arsenico- utilizzare allora solo per le zone già inquinate" (L'altro tratto in discussione che poteva ricevere le ceneri era quello che vede al centro Scarlino, con le sue discariche di ceneri di pirite, realizzate fin dagli anni '80. Come già raccontato nel libro, nel 1999 il dott. Giannerini certificherà la "naturalità" delle concentrazioni fuori norma di Arsenico nella piana di Scarlino). doc3.pdf 88 kb

(Il progetto di smaltire rifiuti con possibile inquinamento da metalli tossici in zone già inquinate dagli stessi elementi viene portato a termine non solo a Campiano. Agli atti risulta nota ai dirigenti dell'ENI la presenza, fin dalla metà degli anni '80, di preoccupanti inquinamenti da drenaggio acido prodotto nella miniera di Campiano, preesistente alla decisione di smaltirci le ceneri di Scarlino, capaci di mandare in soluzione gli stessi elementi tossici prodotti dalle ceneri. Identico progetto è stato realizzato dall'ENI nella miniera di Fenice Capanne con lo smaltimento non autorizzato delle batterie per auto, dove il piombo è l'elemento tossico prevalente e identico progetto è stato ancora realizzato con lo smaltimento delle ceneri nel padule di Scarlino. Agli atti del procedimento, tra gli appunti della Commissione rinvenuti in Regione Toscana, c'è la nota relativa ad una apparente richiesta di un possibile sito -Gavorrano o Capanni- usabile per lo smaltimento di batterie per auto esauste accumulate da società del gruppo ENI. Tale progetto verrà realizzato a Capanne nel 1997).doc4.pdf 65 kb

Il GIP del Tribunale di Grosseto il 28.5.2003 rinvia il procedimento al PM, che aveva chiesto l'archiviazione, ritenendo, contrariamente a quanto opinato dal PM, che la consumazione del reato, con lo scarico delle acque inquinate in assenza di autorizzazione, è avvenuto di recente (aprile 2001), anche se i fatti che danno origine allo scarico sono di epoca remota. Si chiede di verificare se ci sono rilievi per una gestione della miniera come discarica non autorizzata, per il mancato drenaggio delle acque, interrotto al momento dell'abbandono della miniera, non ostante che fossero ben presenti i rischi di inquinamento connessi all'allagamento dei pozzi nei quali erano stati collocati i rifiuti. Il riferimento è esplicito ed è fatto anche agli studi della USL, che aveva evidenziato come prevedibile la risalita delle acque sotterranee e la loro fuoriuscita. doc5.pdf 356 kb

Infatti nel suddetto Rapporto dell'Area miniere, rammentato sia dal PM che dal GIP, si ricostruiscono gli iter autorizzativi compiuti dalle società ENI per ottenere l'autorizzazione a depositare nella miniera due tipi distinti di rifiuti: le ceneri ematitiche, provenienti dallo stabilimento Nuova Solmine di Scarlino e i fanghi di depurazione delle acque di lavorazione della miniera. Per quest'ultimi a pag.6 si legge che il Comitato Tecnico Regionale aveva demandato alla USL competente per territorio un supplemento di indagine sulla caratterizzazione dei suddetti fanghi e la USL 25, con una Relazione a firma di Leonardo Piloncini del settembre1993, aveva puntualmente segnalato al proprio dirigente dott. Bucci (attuale dirigente ARPAT), che i suddetti fanghi non potevano essere utilizzati come ripiena mineraria in quanto:

a) nel sottosuolo della miniera vi era la presenza di acque di infiltrazione e di percolazione fortemente acide che a contatto con i fanghi avrebbero mandato in soluzione concentrazioni di metalli tossici fuori norma ;

b) tali acque interne alla miniera, una volta chiusa la miniera e abbandonato il sistema di pompaggio delle acque, avrebbero sicuramente inquinato le falde profonde ed anche, prevedibilmente il fiume Merse (come in effetti avverrà nel 2001, dopo 8 anni dalla Relazione Piloncini);

c) una sentenza della Cassazione non consentiva di derogare dalle norme vigenti sullo smaltimento dei rifiuti e utilizzare tali fanghi per la ripiena mineraria.

Ciò nonostante la Relazione Piloncini, pur apparentemente inoltrata alla Regione Toscana, non sembrerebbe di fatto esservi mai giunta. doc6.pdf 149 kb


Dopo tre mesi, nel dicembre 1993, sicuramente giunge in Regione Toscana un altro studio, prodotto dalle USL locali. Quest'ultimo studio concludeva che i fanghi in parola, pur fuori norma, essendo però meno pericolosi delle ceneri, già autorizzate dalla Regione Toscana, potevano anch'essi essere collocati all'interno della miniera. Questa conclusione sconcertante e contraddittoria veniva condivisa dal dott. Bucci e dal dott. Maurizio Spegnesi (oggi responsabile della USL locale), nonostante che fosse evidenziato che l'eventuale comportamento alla lisciviazione dei fanghi e delle ceneri di pirite fosse fuori norma, in particolare a carico dei fanghi per Ferro, Cadmio e Rame, e molto più accentuato a carico delle ceneri ematitiche, il cui deposito all'interno della miniera risultava proseguire senza alcuna interruzione. doc7.pdf 193 kb

Significativo a tale riguardo è il parere del dott. Agati, allora dirigente USL (oggi Direttore tecnico dell'ARPA toscana), il quale nel gennaio '94, pur disponendo degli studi e dei dati sopra rammentati, evitava di esprimersi sulla eventuale pericolosità delle ceneri di pirite, che tuttavia venivano immesse nella miniera di Campiano e, pur non motivando dal punto di vista scientifico i presupposti che lo inducevano ad essere favorevole all'eventuale riconoscimento dei fanghi della Nuova. Solmine come materia per la ripiena mineraria, suggeriva però che nel caso di allagamento della miniera sarebbe da valutare l'opportunità di estendere ai fanghi la prescrizione di isolamento in luoghi della miniera verificati come impermeabili. Vale a dire, secondo il dott. Agati (oggi massimo dirigente tecnico in materia di protezione dell'ambiente in Toscana), che la miniera avrebbe potuto accogliere detti rifiuti, i quali però almeno nominalmente non sarebbero stati pericolosi, a condizione che fossero eliminati o quantomeno ridotti i rapporti di interazione con l'ambiente e che le acque di miniera non li bagnassero; ciò, tuttavia, in contraddizione con le leggi allora vigenti. doc8.pdf 94 kb

Il rapporto dell'Area Miniere, pur evidenziando l'inadeguatezza delle pubbliche amministrazioni, conclude (evidenziando le responsabilità dei dirigenti ENI), per i fanghi che tali rifiuti furono comunque depositati in miniera senza alcuna autorizzazione pratica ai fini delle norme sui rifiuti e della tutela ambientale e conclude, per le ceneri di pirite, che le prescrizioni operative dettate dalla Regione Toscana e quelle disposte dal Distretto Minerario, che prevedevano la collocazione dei rifiuti in ambienti impermeabili, non verranno sostanzialmente rispettate dalla Nuova Solmine spa, come testimoniato da molte testimonianze raccolte (e agli atti del procedimento).


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